Luigi Filippelli

Luigi Filippelli

Luigi Filippelli, direttore artistico della casa editrice MalEdizioni e del festival Tra le Nuvole, ha curato la mostra “Abitare con il mostro” per CreteCon 2018.

Come hai scoperto che il fumetto poteva essere un mezzo efficace per raccontare la realtà?
Quando ho letto Persepolis di Marjane Satrapi e Maus di Art Spiegelman. Erano qualcosa di diverso da quello a cui ero abituato, raccontavano storie personali e familiari, biografie che aprivano al lettore una prospettiva vivida e allo stesso tempo intima su eventi storici complessi.

Quali sono i punti di forza che hanno reso il fumetto uno dei migliori strumenti per descrivere la realtà?
Sono molto attratto dall’incontro fra autobiografia e ricerca giornalistica, è lo stesso approccio che ho usato per raccontare il primo Brescia Pride in Fuori dall’Eden. Credo che nel fumetto sia un approccio diffuso proprio grazie a Persepolis e Maus, due classici che hanno influenzato più di una generazione di fumettisti. Poi è interessante quando si riescono a creare dei cortocircuiti fra parole e immagini, cosa che permette di lavorare contemporaneamente su più livelli per liberarsi da un’impostazione didascalica, raccontando la realtà in modo suggestivo.

Quali sono, per te, i titoli imprescindibili per conoscere e capire il fumetto di realtà?
Ce ne sono molti, oltre a quelli già citati aggiungerei i libri che mi hanno aperto la testa o il cuore: Gorazde area protetta di Joe Sacco, un reportage dalla guerra nei balcani; Una stella tranquilla di Pietro Scarnera, che racconta con una dolcezza incredibile la vita di Primo Levi dopo il lager; Se ti chiami Mohamed di Jérôme Ruillier, sull’immigrazione maghrebina in Francia. E poi Marco Polo di Marco Tabilio; Sweet Salgari di Paolo Bacilieri; Martha & Alan di Emmanuel Guibert; La Parentesi di Élodie Durand; Marie Curie di Alice Milani; Perché ho ucciso Pierre di Alfred e Oliver Ka; I solchi del destino di Paco Roca.

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